Il teatro del momento va a scuola

Il teatro del momento va a scuola

Il teatro è un’arte marziale – Augusto Boal

“E’ bullismo!” urla uno dei bambini da una delle file dietro dell’auditorium della scuola, gremito di gente.

E quello che esclama osservando l’immagine fisica (ovvia?) presentata sul palco. L’eccitazione è molto alta e ho bisogno di guardare nel mio bagaglio di tecniche per catturare l’attenzione ai più di 150 ragazzini e ragazzine riuniti per vedere piccole scene montate in meno di un’ora.

Ognuno vuole essere visto ed essere una star per 5 minuti o anche secondi di gloria nell’oceano del caos e della grande confusione di una periferia romana e del sistema scolastico italiano.

Questa volta le scene sono più articolate dell’altra volta ma l’energia attraversa tutto lo spazio, forse per la forte volontà di partecipare che si scontra con il bisogno di scegliere solo alcuni ragazzini/e per questione di tempo. Tutti e tutte vogliono essere visti con i loro talenti/doni, o anche con le loro ferite e le parti brutte. Cattiva pubblicità meglio che nessuna pubblicità.

Il tema di questa volta è cio’ che ci separa e ciò che ci unisce, dato che ricorre la giornata contro le discriminazioni razziali.

Gli altri incontri del “Teatro del Momento” hanno avuto altri temi collegati alla ricorrenza della giornata:  della Memoria dell’Olocausto, della Lingua Materna… tutte differenti e create al momento e tutti hanno raccontato una storia di un sistema che chiede una morte sacrificale, una risurrezione e di ragazzi e ragazze che cercano direzione o qualcuno o qualcosa su cui contare, qualcuno o qualcosa a cui aspirare.

E’ la battaglia di trovare un posto comune nel mezzo del caos sistemico, per celebrare la bellezza dell’individuo e dei suoi talenti/doni nella confusione di un mondo digitalizzato tra selfies e suonerie.

Cosa ho imparato? Cosa ho preso con me? Cosa mi ha dato speranza?

Ho imparato che è dannatamente difficile “creare” nella confusione ma è possibile ai confini di una città e di un sistema.

Ho imparato che le persone, di ogni età, hanno paura a restare in silenzio e sognare/immaginare un altro futuro

Ho imparato ancora una volta la potenza del teatro per riconoscere e far fiorire le persone e mettere al centro coloro che rimangono invisibili.

Ho visto il processo di diventare un uomo/una donna in alcuni dei partecipanti. Porto con me i secondo di silenzio creati con un’intera scuola in un cortile scolastico abbandonato per ascoltare i sogni sul futuro.

Porto con me l’eccitazione e l’imbarazzo, la paura e il coraggio di essere in una scena mai provata di fronte alla scuola e ai genitori. Prendo il disappunto e l’amore, le canzoni antiche e le storie di celebrazione.

La speranza che prendo con me è negli occhi dei giovani attori e attrici, di quelli che mi erano stati presentati come “quelli difficili” e che hanno mostrato a tutta la scuola cosa era stato fatto. Hanno preso gli applausi, si sono sentiti “visti” e cosi’ hanno potuto vedere se stessi. La mia speranza è che ci sia stata una lezione sia nel momento di silenzio sia nei momenti di frastuono inudibile.

La speranza che porto è che cuori e menti sono stati toccati e un cammino di un risveglio e una rigenerazione per molti attraverso l’esperienza del teatro.

Il cambiamento e un nuovo mondo possono nascere come il lotus, un fiore bellissimo che può nascere solo nei posti fangosi e brutti.

Uri Yitzchak Noy Meir, artista Teatro dell’Oppresso – Laboratorio Roma

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